Dove siamo


Le strutture si trovano a Dovadola, a poca distanza dal centro storico e a circa 19 km da Forlì; si trovano in aree verdi ed alberate, in zone tranquille e sicure.

Si raggiungono facilmente percorrendo la superstrada SS. 67 per Castrocaro Terme con indicazione Firenze.

 

Cenni storici di Dovadola

Dovadola (a circa 19 km da Forlì) nome di derivazione latina “duo vadora” ovvero “due guadi”, deve questo toponimo alla sua posizione fra due anse del fiume Montone: ponte dell’Annunziata a valle, ponte della Badia a monte.
Si presume che il primo insediamento sia Celtico come da ritrovamenti di alcune tombe di interesse archeologico.
Successivi insediamenti archeologici sono di epoca romana.
Il “Castrum” pare opera dei Longobardi nell’ottavo secolo D.C.
Le prime notizie storiche attendibili di Dovadola si hanno dal 1021.

Nel 1154 la Chiesa Ravennate governò Dovadola.
Negli anni che seguirono nella difficile politica Medievale il Castello fu espugnato da Pietro Traversari di Ravenna che lo donò a Guido Guerra Guidi. Nel 1209 Ottone IV lo restituì alla Chiesa.
Dal 1290 il feudo dei Guidi appartenne ad Alessandro, nel 1324 a Ruggiero, nel 1338 a Marcovaldo e nel 1351 a Carlo Guidi. Lo stesso anno Dovadola fu espugnata da Ludovico Ordelaffi “e’l conte Carlo de Dovadola fo minato presoni a Forlivio”.
Nel 1467, scrive un cronista bolognese “et del mese di 9mbre Bartolomeo Colliom andò al castello de Dovadola e quello ebbe” messo a ferro e fuoco per conto di Venezia (guerra del sale).

Nel 1468 Dovadola tornò sotto Firenze e ne seguì le sorti politiche, sociali, economiche per 400 anni come Comune della Romagna-Toscana. Dal 1928 è parte della provincia di Forlì.
Nella chiesa della SS. Annunziata (voluta dall’eremita Ballista e Spedale dei Domenicani dal 1318), riposano le ceneri di illustri dovadolesi come Luigi Biscia (autore del poema didascalico “Coltivazione dell’anice” dove fra l’altro si tesse la lode al vino sangiovese) e Antonio Ranieri Biscia celebre glottologo.
Dovadola ospitò illustri personaggi come S. Antonio da Padova, Dante Alighieri, Ser Giovanni Fiorentino autore del “Pecorone”, e l’insigne naturalista Pietro Zangheri, la cui sepoltura venne nel cimitero di Dovadola nel 1983.